Promesse scolpite nelle stelle

Promesse scolpite nelle stelle

 

Da sempre le stelle sono simbolo dei sogni per chi le scruta: durante le calde estati, nella notte di San Lorenzo, siamo tutti rivolti con la testa in alto sperando di poter vedere qualche nostro desiderio avverarsi al passare di una cometa. Crediamo ingenuamente che qualche forza magica stipuli una promessa con noi, come accade con Abramo nella Bibbia, nel libro della Genesi. 

1 Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». 2 Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». 3 Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». 4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». 6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

Abramo è padre della fede e custode delle promesse di Dio: da lui discende tutto il popolo di Israele e garante dell'alleanza che Dio fa con il suo popolo. Si può realmente credere che Dio sia custode dei nostri desideri? Che abbia realmente in serbo per noi un dono eterno, una vita piena e una serenità imperturbabile? Di solito Dio è solo il rifugio per le nostre paure, un tappabuchi da venerare e pregare quando hai un qualche problema. La realtà sembra contraddire questa visione idilliaca: l'umanità è sola al mondo, può contare solo sull'impegno e la volontà del singolo e sulla cooperazione e la fratellanza per poter ottenere una vita felice. Inoltre, tutti coloro che vivono un'esistenza segnata dalla nascita fino alla morte dal dolore e dalla malattia, da lutti o situazioni sociali critiche, come possono credere che ci sia un Dio che vegli sulla loro vita, che li costudisca e che abbia un "piano" per loro? Questa domanda era per me un cruccio irrisolvibile, finché non ho compreso due cose:

  1. Il mio punto di vista sulla vita altrui è sempre esterno e quindi incompleto
  2. Il senso dell'esistenza non è la stessa cosa della logica che la permea e che noi le attribuiamo
In termini più semplici, nessuno può giudicare completamente la vita di un altro senza vedere la realtà con il proprio filtro. Inoltre, quando ci chiediamo che senso abbia un fenomeno o un evento, spesso poniamo una domanda irrisolvibile se non errata. Ad esempio, ci potremmo chiedere che senso abbia la  morte e la sofferenza, ma la domanda in sé è errata se non si concepiscono tali realtà come coppia vita-morte e sofferenza - benessere. Potremmo chiederci il perché di una malattia di un nostro amico ma dovremmo chiederci anche il perché della nostra salute e perché a lui e non a me. 

Per Abramo siamo in una situazione simile: agli occhi di tutti, quest'uomo è benedetto, in quanto ha terreni in abbondanza, molti greggi, si è costruito una ricchezza molto grande ma dentro di sé, è un uomo morto, infelice e disperato. Nonostante lui e la moglie abbiano avuto una vita piena e ricca, caratterizzata dal benessere e dalla benedizione di Dio, si sentono maledetti. Infatti, Sara, la moglie, è sterile, quindi non possono avere figli e una discendenza. Per Abramo, la mancanza di un figlio è una tragedia peggiore di una malattia o della morte stessa, in quanto ogni singolo bene che lui ha andrà perso alla sua morte.  Ecco, Abramo è l'uomo che mediante la sua abilità e il suo lavoro ha realizzato tutti i suoi sogni e ha raggiunto la felicità ma non la beatitudine: non ha pace perché gli manca un figlio. Nessun bene può essere comparato a quello, Abramo darebbe via tutto per avere una discendenza, come un cieco il dono della vista. Però non è possibile, perché lui e la moglie sono anziani e lei è anche sterile. A Dio però nulla è impossibile ed ecco che, presentatosi ad Abramo, gli promette che lui, senza discendenza, sarà capostipite di un intero popolo, con una discendenza immensa, come le stelle del cielo. La promessa viene mantenuta ed Abramo, nonostante l'incredulità di Sara, ha un figlio, Isacco. 

Quindi, morale della storia, Dio esaudisce i nostri desideri se ci crediamo veramente e glielo chiediamo con tutto il cuore e con tutta la mente. Oppure no? Abramo ha un figlio, dono di Dio, che cresce forte e sano e... e poi Dio gli chiede di sacrificaglielo in modo brutale su di un monte!!!! Basta questo per rinnegare un Dio che sadicamente si prende gioco dei desideri di un uomo donandogli un figlio e poi chiedendogli di ucciderlo brutalmente. Che senso ha credere in un Dio del genere? Se ha dei piani per me, molto meglio non saperne nulla!!! 

Abramo, da buon padre, ovviamente non può che fare la scelta più sensata di tutte… prepara la legna e porta al macello i figlio… Questo è esattamente il no-sense dell'esistenza. Sembra che ci sia un Dio che ci ama, che vuole il nostro bene e poi invece tutto va per il peggio, tutto precipita e magari c'è qualche uomo di fede che ti dice "Tranquillo, le vie del Signore sono misteriose, ma tu continua ad avere fede, Lui è con te". Dio non può evitarlo? non poteva scegliere altrimenti?  Abramo è ormai pronto e sta per uccidere tutto ciò che nella vita per lui ha un senso ma Dio di nuovo (in modo alquanto schizofrenico) interviene e lo ferma. Era solo una prova… Dio ha fatto un gioco sadico con Abramo. 

Banalizzato così, il brano non ha alcun senso. In realtà, bisogna cambiare punto di vista, non quello esterno di osservatore, ma quello di Abramo. Ho omesso di dire che infatti, non vedendo arrivare figli, Abramo si era attrezzato come poteva, trovando un'altra donna e generando Ismaele, cercando di avverare i suoi sogni con le proprie forza. Il problema è che Abramo non si è fidato della promessa di Dio, se non alla fine. Lui ha vissuto come se Dio non facesse parte della sua esistenza, come se quella promessa scritta nel cielo fosse solo una fantasia. Poi però questo desiderio è stato accolto dal Signore, ma Abramo ormai aveva fatto tutto da sé. Per questo Dio gli chiede indietro Isacco, per fare in modo che Abramo potesse fidarsi della sua promessa. Isacco non poteva morire in alcun modo, perché è figlio della promessa di Dio, che non viene mai meno. 

Abramo apprende quel giorno la fedeltà a Dio: quella promessa fatta quella notte, sotto il cielo stellato, non è un patto magico. Non si tratta di un Dio che esaudisce i desideri, che se chiedo mi consegna quello che voglio, ma che mi guida verso ciò che desidero più profondamente. Tutti noi possiamo guardare il cielo e sognare cosa vogliamo essere, cosa vorremmo nella vita e poi andarcelo a prendere, facendoci il mazzo e sputando sangue per raggiungere i nostri traguardi.  Dobbiamo però ricordare che lassù, nelle stelle più remote e nascoste è scritto il senso profondo della nostr esistenza, quel desiderio che non osiamo sperare, quella felicità che non riusciamo neanche ad immaginare e che Dio ci conduce là, se sappiamo fidarci di lui fino in fondo, anche negli assurdi della vita. 


Ringraziamo “Briicks” ed il suo nuovo gioco per coppie “Love Mountain”

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